Trova le SOMIGLIANZE!!

Buongiorno...

guardate queste due foto:

corona

Fabrizio Corona

berluscorna

Silvio Berlusconi

e adesso.....TROVATE LE SOMIGLIANZE!!

.......

.........

.............

VISTO NULLA?

allora :

1)entrambi hanno sposato donna dello spettacolo

2)entrambi hanno intrallazzato...uno è stato scoperto...l'altro no

3)entrambi si sono dati alla canzone......Corona sta per far uscire un disco Rap..Berlusconi cantava e suonava il piano sulle navi da crociera

4) entrambi si sono dati alla politica per non essere condannati.......

Che ci tocchi Corona come primo ministro tra un pò?beh non può fare peggio del nano,non vi pare?

e per finire....sono davvero cosi diversi?????????

arieteazzurro || 10:24 || domenica, 15 luglio 2007
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Buongiorno :)

Buongiorno gente :)

un piccolo appello

IL VAFFANCULO DAY!

un post "preso in prestito" dal blog di BEPPE GRILLO

ci riguarda un pò tutti!!

"
In preparazione del Vaffanculo day, o V-day, sono andato al Parlamento europeo per spiegare la palude in cui si trova l'Italia e cercare qualche consenso. La sala era piena, nessuno sapeva niente. Mi hanno preso per un marziano, non credevano a quello che dicevo. Ho dato un saggio di populismo europeo. Oggi pubblico un breve filmato da Bruxelles. Domani un video riassuntivo insieme a quello integrale.
Ecco un estratto del mio intervento.

"Putin ci ha ricordato, dopo gli omicidi di giornalisti e oppositori del suo Governo, e qualche flebile denuncia del nostro Governo, che l’Italia è il Paese della mafia. Io, su questo punto, sono parzialmente d’accordo. La mafia, in realtà le mafie, ognuna con una sua identità regionale, sono un problema minore nel mio Paese.
Il problema vero è il Parlamento italiano che contiene un numero di individui giudicati in primo e secondo grado, una settantina, e
25 condannati in via definitiva, da far impallidire Al Capone e Don Corleone insieme.
Putin, se mi ascoltasse, potrebbe obiettare che sono state le mafie a farli eleggere o il voto di cittadini favoriti e collusi con la criminalità organizzata. Niente di tutto questo. Forse la stampa internazionale non lo sa ancora, ma due anni fa in Italia c’è stato un colpo di Stato. La legge elettorale è stata cambiata per impedire ai cittadini di votare il loro candidato. I partiti, non più di dodici persone, hanno deciso chi doveva fare il deputato o il senatore. La legge fu voluta da Berlusconi, l’opposizione si oppose poi, quando andò al Governo, Prodi la confermò. E’ meglio, molto meglio, per i partiti far eleggere dei loro impiegati che avere in Parlamento dei rappresentanti dei cittadini. Meglio pregiudicati che liberi.
Putin ci ha sottovalutato, le mafie in Italia contano meno dei partiti e sono più oneste, non dicono di essere democratiche e dalla parte dei cittadini.
L’Italia è una nazione con un Parlamento non eletto dai cittadini, simile più a un istituto di pena che a un luogo in cui si dovrebbero decidere le sorti della Nazione.
Il mio è un appello per restituire la libertà di voto e di informazione all’Italia.
L’otto settembre organizzerò in ogni città d’Italia una manifestazione, l’ho chiamata Vaffanculo day. Una via di mezzo tra il D-day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta.
Quel giorno gli italiani dovranno riprendere in mano il loro Paese distrutto da decenni di partitocrazia, di massoneria piduista, di intrecci tra banche e mafia, di ingerenze del Vaticano nella cosa pubblica, dalla informazione di Stato e di Berlusconi, dai conflitti di interesse.
La Borsa di Londra e quella italiana dovrebbero fondersi. Vorrei chiedere agli inglesi: ma siete sicuri? Volete associarvi al più grande conflitto di interessi europeo. In cui il punto di riferimento è il noto pregiudicato Cesare Geronzi, coinvolto in quasi tutti gli scandali finanziari d’Italia e condannato per bancarotta? La Borsa Italiana va chiusa, non deve infettare anche il resto d’Europa. E’ un luogo in cui Unicredit-Capitalia ha la maggioranza relativa di Mediobanca che ha la maggioranza relativa di Generali che è uno dei principali azionisti di IntesaSanpaolo, il suo maggiore concorrente. E’ il luogo in cui uno come Tronchetti si fa passare da industriale distruggendo il valore di Telecom e di Pirelli insieme con lo 0,11 di capitale azionario di Telecom.
L’Italia è il Paese di Valentino Rossi e del maggior numero di morti per incidenti stradali. Il Paese del sole senza impianti di energia solare. Il Paese dell’arte con discariche e inceneritori e rigassificatori come nessuno in Europa. Il Paese del Diritto Romano con 350.000 leggi inapplicabili e in conflitto tra loro. La libertà di stampa, quella poca che ci è rimasta, è in pericolo. Il Parlamento voterà a luglio al Senato una legge per impedire che siano rese pubbliche le intercettazioni disposte dalla magistratura che riguardano i politici.
Ragazzi, se l’otto settembre, non ce la faccio, chiederò il diritto di asilo."

Buona domenica a tutti

arieteazzurro || 10:51 || domenica, 01 luglio 2007
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Abbiamo vinto la guerra in Iraq(G.W.BUSH)

Buon giorno gente....

dopo anni in cui si sentono proclami di vittoria americani..abbiamo vinto abbiamo vinto.....dopo anni in cui tutte le superpotenze ci propinano : CON I TERRORISTI NON SI TRATTA,riguardo ai rapimenti....salvo poi scoprire che sotto sotto TUTTI pagano fior di riscatti.....

ecco un testo abbastanza chiarificatore sulla vita(e la pace) dopo la VITTORIA ALLEATA  in Iraq:

Il parco a tema della morte

Robert Fisk*

Lunedì scorso, George Bush elogiava i politici avidi e settari di qua, che avevano mancato completamente la scadenza per la nuova Costituzione irachena, per il loro "eroico" sforzo per la "democrazia". Quasi nello stesso momento, ho incontrato per caso un amico in uno degli hotel più noti di Baghdad. È il vice amministratore, e lo conosco da più di tre anni, ma ora sembrava avere il doppio dei suoi anni. Mi ha afferrato un braccio e mi ha guardato

in faccia. "Mr. Robert," mi ha detto, "ma lo sa che sono stato rapito?". Ogni giorno, oramai, incontro conoscenti iracheni, o amici che hanno cugini o padri o figli, che sono stati rapiti. Spesso vengono rilasciati. A volte vengono uccisi, e io vado dalle famiglie a porgere delle condoglianze che sono specialmente dolorose per me, perchè sono un occidentale che viene a dire quanto gli dispiace a dei parenti che danno la colpa all'Occidente per l'anarchia che ha ucciso i loro cari. Questa volta il mio amico è sopravvissuto, ma per un pelo.

Un altro buon amico, professore di università, viene a trovarmi per un caffè il giorno dopo. La mancanza dei nomi in questo racconto vi dice tutto quello che serve sapere sul terrore in cui è immersa Baghdad. "Stavo sorvegliando l'andamento degli esami finali al dipartimento di linguistica, e ho visto uno studente in età matura che imbrogliava. Sono andato da lui e gli ho detto di credere che stesse copiando. Lui mi ha detto che non era vero. Io gli ho detto che avrei ritirato il suo compito, e lui si è chinato verso di me e mi ha spiegato che mi avrebbe ammazzato se gli avessi impedito di completare il suo esame. Sono andato dal capo di dipartimento. Pensavo che gli avrebbe dato una lezione e gli avrebbe tolto il compito. Ma lui gli ha parlato, e poi ha detto che avrebbe potuto continuare il suo esame. Il mio capo di dipartimento ha tradito la mia fiducia". Il mio amico professore ama la letteratura inglese, ma ora ha altri problemi.

"Molti degli studenti sono ora molto orientati all'Islam. Vogliono che le lezioni vengano impartire attraverso il prisma della loro religione. Ma io che posso fare? Non posso insegnare l'esistenzialismo, perchè verrebbe visto come anti-islamico, il che vuole dire niente più Sartre. Gli stessi studenti mi chiedono qual è il messaggio religioso nelle commedie di Eugene O'Neill. Che gli posso rispondere? Non posso insegnare più. Capisci? Non posso insegnare". Dalla "liberazione" di Baghdad ad aprile 2003, 180 professori e maestri di scuola sono stati assassinati in Iraq, e poco dopo la visita del mio professore, ricevo una chiamata da uno dei suoi colleghi.

"Hanno rapito il vecchio Amin Yassin e suo figlio, due giorni fa. Non sappiamo dove siano". Amin Yassin non era un ex Baathista come alcuni dei suoi colleghi. Era un linguista in pensione che insegnava grammatica nel dipartimento di inglese dell'Università di Baghdad. Suo figlio, 30 anni, insegna alla scuola superiore. I due sono stati presi nel quartiere Khavrana, dieci chilometri ad ovest di Baghdad.

Giovedì, alla stazione degli autobus di an-Nahda, due bombe fanno a pezzi 43 persone, quasi tutti musulmani sciiti, e all'ospedale al-Kindi, che pure riceve una bomba a poca distanza, i parenti dei dispersi urlano mentre cercano di identificare i morti. Il problema è che i becchini non riescono ad attaccare gli arti ai corpi giusti, e in qualche caso, le teste ai tronchi giusti. Me ne vado al Palestine Hotel, dove una delle più grandi agenzie di stampa occidentali ha il suo quartier generale. Prendo l'ascensore e vado ad uno dei piani superiori, dove trovo una guardia e un grande muro di acciaio che blocca il corridoio dell'hotel. Mi perquisisce, fa controllare il mio documento di identità, e qualche minuto dopo una guardia irachena mi fissa attraverso una griglia e apre una porta di ferro.

Entro, e trovo un altro grande muro di acciaio di fronte a me. Chiusa con fragore la porta esterna, la porta interna si apre, e mi ritrovo nel corridoio vecchio e malandato.

I giornalisti stanno seduti in una stanza dall'aria pesante, con una piccola finestra da cui si vede il fiume Tigri. Uno di loro, un americano, ammette di non essere stato fuori "per mesi". Un giornalista arabo lavora nelle strade per loro; un americano può girare per l'Iraq, ma solo come "incorporato" nelle truppe USA. Nessuno dei giornalisti americani in questo ufficio va per le strade di Baghdad. Questo non è giornalismo da hotel, come una volta l'ho chiamato. È giornalismo da prigione.

Uno degli Americani, un vecchio amico coraggioso che conobbi ai tempi di Beirut, mi viene incontro. "Guarda questa, Fisky", mi dice. Queste sono le stronzate che di questi tempi ci danno gli Americani, questo è quello che vogliono che scriviamo." È un comunicato dell'ufficio stampa della Coalizione, i maestri della propaganda delle truppe di occupazione. "I comici portano risate a quintali alle truppe speciali a Baghdad", dice.

Torno indietro, attraversando Baghdad. C'è un ingorgo enorme perchè la Guardia Nazionale Irachena (gli Iracheni addestrati dagli Americani che dovrebbero salvare la carriera a Donald Rumsfeld e permettere alle forze USA qui presenti di ridursi di numero) hanno messo su un posto di blocco. La maggior parte di loro sono così spaventati che portano un passamontagna. Come tutti gli Iracheni che incontro, neanche io mi fido della Guardia Nazionale Irachena. Sono stati infiltrati da insorgenti sia sunniti che sciiti, ed ora hanno la fastidiosa propensione a condurre raid porta a porta nelle aree sunnite, per arrestare gli uomini e poi rubare tutti i soldi che riescono a trovare in casa. "Prima arrestano mio figlio, e poi si prendono tutti i miei gioielli", si lamenta una donna su un canale arabo via satellite, che manda in onda un servizio su questa milizia corrotta.

Vado a casa, accendo la televisione, e trovo la BBC che racconta di truppe irachene "d'elite" che vengono addestrate a combattere il terrorismo in Gran Bretagna. Eccoli lì, i ramoscelli frondosi attaccati ai caschi, che saltano siepi e freschi ruscelli. Nelle montagne del Galles.

Venerdì notte. Nel cuore di questa vasta città che sembra un forno, ecco la Zona Verde, dieci chilometri quadrati di palazzi, ville e giardini barricati, murati, sigillati. In quello che una volta era il centro imperiale del regime di Saddam dimorano oggi il Governo iracheno, il Comitato Costituzionale, l'Ambasciata USA, l'Ambasciata britannica, e diverse centinaia di mercenari occidentali. Molti di loro non hanno mai incontrato un iracheno. Donne in pantaloncini fanno jogging tra letti di rose; "contrattisti" armati, uomini e donne, stanno sdraiati al lato della piscina. Qui c'erano almeno tre ristoranti, almeno fino a quando uno di essi è stato fatto saltare in aria da attentatori suicidi. In un negozio locale si possono comprare accessori per il telefono, giornali, DVD porno. Per ragioni tattiche, gli Americani sono stati costretti a inglobare decine di case di Iracheni benestanti nella Zona Verde, una decisione che ha ha fatto infuriare molti dei residenti. Spesso, questi devono aspettare quattro ore per passare i posti di blocco. E il colmo dei colmi è che la tomba di Michel Aflaq, fondatore del partito Baath che una volta comprendeva sia Iraq che Siria, si trova all'interno della Zona Verde.

Venerdì notte, questo castello di crociati era inondato della sua solita luce artificiale. Mentre guardavo le stelle sulla città, ecco un suono sordo e un bagliore dentro la Zona Verde. Da qualche parte, non lontano da me, qualcuno aveva lanciato un colpo di mortaio alla boccia di pesci rossi che è diventata il simbolo dell'occupazione per tutti gli Iracheni. In molti si chiedono cosa ne verrà fatto quando l'intero edificio occidentale sarà crollato. Alcuni dicono che diventerà il quartier generale dei ribelli, altri che sarà il prossimo parlamento. Quello che penso io è che chiunque comandi in Iraq una volta crollata l'occupazione trasformerà il tutto in un parco a tema. O forse solo in un museo.

DOMANDA: CHI HA VINTO????E CHI HA PERSO???

*Robert Fisk:Nato e cresciuto in Inghilterra, vive attualmente a Beirut. Possiede il titolo di Ph. D. in Scienze Politiche rilasciato dal Trinity College di Dublino ed ha ricevuto la laurea H.C. in Giornalismo dall'Università di Lancaster. Dal 1971 al 1975 è stato il corrispondente del Times a Belfast.
Dal 1976 in poi è stato corrispondente dal Medio Oriente, attualmente per The Independent, quotidiano londinese. Nei suoi reportage da questa regione ha documentato l'invasione del Libano da parte di Israele (1978-82), la rivoluzione in Iran (1979), la guerra tra Iran e Iraq (1980-88), l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1980), la guerra del Golfo (1991), la guerra in Bosnia (1992-96) e il conflitto in Algeria (dal 1992 in poi).
Per la sua attività ha ricevuto i seguenti riconoscimenti:

  • "Overall Media Award" di Amnesty International nel 1998
  • "British International Journalist of the Year Award" (7 volte, l'ultima nel 1996)
  • il premio "Johns Hopkins SIAS-CIBA" per il giornalismo internazionale nel 1996
  • "United Nations Press Award" nel 1986
arieteazzurro || 13:00 || domenica, 15 aprile 2007
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Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush

Buona sera famiglia.....piccolo passaggio di corsa per lasciarvi un salutino.....scusate se non mi faccio il mio solito giretto di commenti stasera ma vado di fretta :)

vi lascio un testo che fa pensare......

Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush
In spagnolo, la seconda lingua del Texas, si dice «arbusto». In inglese si traduce «bush». Ed è proprio formando la compagnia petrolifera Arbusto Energy che il giovane George W. Bush, attuale presidente degli Stati Uniti, fa il suo debutto ufficiale nel mondo degli affari. E’ il 1978. Sono passati tre anni da quando ha terminato gli studi alla Harvard Business School. Fra i compagni d’avventura imprenditoriale c’è anche James Bath, suo vicino di casa, compagno di Air National Guard e amico intimo. Ma soprattutto Bath è un collaboratore di lungo corso della Cia e uomo di fiducia in America della famiglia reale saudita. Nella Arbusto Energy, non a caso, investono direttamente due fedelissimi della corona di Riad. I loro nomi: lo sceicco Salem Bin Laden, fratellastro di quell’Osama Bin Laden che sarebbe diventato più tardi il principe nero del terrorismo islamico, e Khaled Bin Mahfuz, uomo chiave dello scandalo Bcci e oggi ritenuto uno degli alleati chiave di Osama.

Ma quella fra i Bush e i Bin Laden è una saga che in realtà comincia a prendere forma molto prima. In Texas lo sceicco Muhammad Bin Laden, il patriarca, inizia a fare affari fin dai ’60. E nel 1968 muore in un misterioso incidente aereo. Poi il testimone passa al figlio Salem. Arriva in Texas nel 1973, costituisce ad Austin la compagnia aerea Bin Laden Aviation ed entra presto nei circoli che contano, fra alta finanza e politica locale. L’obiettivo è di stringere i legami necessari per arrivare a influenzare la politica Usa a favore degli interessi sauditi. La chiave d’accesso è George Bush, padre dell’attuale presidente, uomo collegato alla Cia fin dai tempi della Baia dei Porci nel ’61, poi nominato a capo della Cia nel ’76, salito alla Casa Bianca nell’81 come vice di Ronald Reagan e infine, presidente degli Stati Uniti dall’88 al ’92.

Così, fin dai primi anni ’70, le storie e gli interessi delle due famiglie s’intrecciano a più riprese. Non solo negli affari comuni in campo petrolifero e finanziario, ma soprattutto nelle vicende che hanno scandito la politica Usa e internazionale. Un esempio su tutti: l’ affaire Bcci, il più grande scandalo criminal-finanziario del secolo, un magma di connivenze che è servito a coprire le operazioni in Iran e nell’Iraq di Saddam Hussein, nel Nicaragua diviso fra Sandinisti e Contras come nell’Afghanistan dei mujaheddin. Ed è servito ad alimentare il riciclaggio di uno spaventoso flusso di denaro proveniente da traffico di droga e armi.

Un ruolo fondamentale nella liaison Bush-Bin Laden lo svolge proprio James Bath. All’epoca della Arbusto i suoi affari gravitano attorno a una serie di piccole compagnie aeree (ottime clienti della Air America, che si scopre poi essere una società di copertura della Cia). Ma Bath è anche molto altro: informatore della Cia, intermediario nella Bcci, uomo di fiducia in America di Bin Laden, Mahfuz e, in definitiva, della Corona saudita. E’ lui uno dei grandi finanziatori di quella Arbusto che più tardi, nell’82, George W. Bush trasforma in Bush Exploration Oil, poi fonde con altre compagnie e infine trasforma in Harken Energy, in una continua girandola di nuovi finanziamenti provenienti da paesi arabi come da personaggi del giro Bcci o fedelissimi di casa Bush come James Baker (ex segretario di Stato Usa).

A George W. Bush le attività industriali fruttano molto denaro, ruoli di primo piano nei consigli d’amministrazione e ricchi contratti di consulenza, anche se le attività, in realtà, vanno malissimo (per due volte la società arriva alle soglie del fallimento, ma viene sempre salvata dal consueto circolo di finanziatori). E fioccano le super-commesse. Come quella dell’89, quando il governo del Bahrein straccia improvvisamente un contratto con la Amoco e incarica la Harken di un mega-progetto di estrazione petrolifera off shore , ben sapendo che la Harken fino a quel momento non ha realizzato altro che qualche piccola estrazione di greggio di Oklahoma e Louisiana (mai in mare) e si trova in condizioni finanziarie disperate.

Solo un anno prima, nell’88, muore Salem Bin Laden. Anche lui in Texas. Anche lui precipitando in aereo in circostanze misteriose. Ma le «strade parallele» fra i Bush, Bath e le famiglie saudite non si fermano. Attraversano buona parte degli anni ’90, per poi scomparire progressivamente dai rapporti d’intelligence. In Afghanistan la guerra anti-sovietica è finita da un pezzo. La «pecora nera» della famiglia Bin Laden, Osama, è ormai la mente occulta del terrorismo internazionale. E George W. Bush comincia la sua marcia verso la Casa Bianca.

Di Giancarlo Radice (CORRIERE DELLA SERA)
Buona serata a tutti
arieteazzurro || 21:12 || giovedì, 01 marzo 2007
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Nella categoria : politica, attualitĂ  - Permalink

«La piazza è importante, non determinante»

 

Tradotto dal mio stupido cervello:

Voi fate pure le vostre gite fuori porta.

Noi, decideremo a nostro piacimento.

In un paese democratico il sovrano non è il popolo!

 

isadee || 13:26 || mercoledì, 21 febbraio 2007
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