Buon S.Valentino a tutti/e...Ricordiamoci che è la festa degli innamorati,non delle coppie...
Fadili || 23:14 || giovedì, 14 febbraio 2008
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Ragazze stasera tutte pronte con la scopa in mano...Mi raccomando,puntuali....Ah,anche il capo famiglia è invitato,altrimenti slo carbone!!!!
Fadili || 18:24 || sabato, 05 gennaio 2008
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la colazione in famiglia

Buon giorno a tutti :)

erano diversi giorni che mi dicevo.....
è tantissimo che abbiamo perso una delle nostre"tradizioni di famiglia"

la colazione con fiaba annessa!!

Stamani sveglia abbastanza presto grazie a un ospite non gradito...riprendiamo a farla che ne dite?

      

La fiaba di oggi è

BRILLARE DI LUCE PROPRIA


Nella volta celeste il silenzio faceva da padrone. Però, come fa chi cerca, stando sul bordo di un buio pozzo, di ascoltare i rumori provenire dalle profondità, un orecchio attento avrebbe potuto sentire un pianto sommesso, come per non disturbare. Le lacrime scivolavano via, nello spazio profondo diventavano stelle, mentre la Luna sempre più disperata non riusciva a mettere fine ai suoi singhiozzi.
Di fronte al proliferare di tutte quelle stelle, il Guardiano del Sole cominciò a chiedersi il perché. Non che non gli piacessero, si intende, e’ che non ne aveva mai viste così tante nascere in così pochi istanti.
Partì per un viaggio, seguendo a ritroso tutte queste lacrime che arrivavano come un fiume in piena che va verso la foce. Arrivò alla fonte di tutta questa tristezza………..
“Ciao Luna, penso di aver capito che questo torrente di tristezza inizi qui, da te, o sbaglio?”
“ Si” disse la luna tra i singhiozzi “ho avuto millenni per pensare alla mia condizione e ho capito tante cose”.
“Cioè?” incalzò il guardiano del Sole.
“Vedi, mi sono resa conto che senza la luce del Sole, che tu conosci molto bene, sarei persa nel buio, sarei nera come il lato di me che perennemente e’ oscuro, ma forse già lo sono, in fondo che valore può avere brillare di luce riflessa…….
Il guardiano del Sole sospirò. Aveva affiancato il suo padrone dall’inizio dei tempi e non era la prima volta, ne sarebbe stata l’ultima , in cui avrebbe assistito a problemi di questo tipo.
“Ti voglio rispondere facendoti vedere una cosa” disse rivolgendosi alla Luna. “Vedi quei due giovani innamorati su quella panchina? Stanno guardando te e sognano. Sognano l’amore eterno e anche se non lo sarà questo momento che tu gli hai regalato sarà eterno. Vedi, per gli umani hai un grande valore e non perché sei illuminata dal Sole, perché se non ci fossi tu il raggio che ti colpisce, anziché evidenziare la tua bellezza, si perderebbe nell’infinito……….aver messo il piede sul tuo suolo ha dato a molti speranze di arrivare, forse dove mai sarebbero arrivati….ma ci hanno creduto! Ma se non ti basta chiediamo al mare un suo parere” .
Interpellato, il Mare fece subito sentire la sua voce…
“Ciao amica Luna a quando la prossima marea? Senza di te ci sono mari interni che non hanno ricambio con gli oceani e molti mulini si fermeranno!”
La Luna da quel giorno, brillò ancora di più e grazie a questo sulla terra tanti nuovi sogni bellissimi volarono qua e là e se qualche giorno ti ritroverai a guardarla, guarda bene e tendi una mano. Forse qualcosa la afferrerà dolcemente e ti condurrà dietro la superficie illuminata, nel lato oscuro, dove si nascondono i sogni più belli.

Buona giornata e buon fine settimana a tutti

 

arieteazzurro || 06:15 || sabato, 15 settembre 2007
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il buon giorno della famiglia

BuOn GiOrNo fAmIgLiA

 La colazione è pronta.....oggi tutto a base di Nutella e cocco :)

dolci...croissant ...paste dolci e salate.....spremute cappucci,caffè e cioccolate calde calde.....

tutti intorno al tavolo dai......iniziamo la fiaba di oggi????

E SIA :D

 

Il Paese di Contrariolandia
C'era una volta un paese dove tutto era messo all'incontrario. Questo paese si chiamava Contrariolandia. A Contrariolandia le case avevano la porta al posto della finestra e la finestra al posto della porta così che gli abitanti dovevano entrare dalla finestra e affacciarsi alla porta. Le automobili avevano il volante dietro e il bagagliaio davanti, così che il posto di guida era dietro e i bambini stavano seduti davanti. Le biciclette avevano il manubrio in basso e i pedali in alto così che i bambini dovevano pedalare con le mani e guidare con i piedi. Gli alberi avevano le radici in alto e i rami in basso così che quando gli uccellini si posavano sui rami venivano mangiati dai leoni. I cani avevano la testa al posto della coda e la coda al posto della testa così che il guinzaglio andava attaccato alla coda e loro camminavano all'indietro. Gli uomini si vestivano con le gonne e le donne con i pantaloni così che erano le donne a portare i pantaloni. I frigoriferi scottavano e i forni facevano freddo così che bisognava mettere la Coca-Cola in forno e la pizza in frigorifero. Il mare era fatto di sabbia e la sabbia di acqua così che le navi dovevano navigare sulla spiaggia. Le strade non portavano da nessuna parte e nessuno poteva viaggiare. La luna faceva giorno e il sole faceva notte così i bimbi dormivano di giorno e stavano svegli di notte. Le cose buone erano cattive e le cose cattive erano buone così che i bimbi mangiavano solo le cose cattive. Il sale era dolce e lo zuccchero salato così che le mamme salavano le torte e zuccheravano le minestre. Le mamme si arrabbiavano sempre quando i bambini erano buoni ed erano invece buonissime quando i bambini erano cattivi. I cinema avevano lo schermo di dietro e le sedie davanti e per guardare un film bisognava tenere la testa sempre girata. Il vino era acqua e l'acqua era vino così che i bambini potevano bere solo vino.A scuola non si imparava niente e per imparare qualche cosa si doveva rimanere a casa. Le  punture facevano il solletico e il solletico pungeva così che i bambini volevano sempre farsi le punture e avevano paura del solletico. I bambini non volevano mai giocare, volevano solo studiare e per farli giocare bisognava sgridarli. Il profumo puzzava e la puzza profumava così per profumare bisognava spruzzarsi un po' di puzza. I bambini volevano solo guardare il telegiornale e i genitori volevano guardare i cartoni animati così che i genitori guardavano sempre la televisione e i bambini quasi mai. Anziché dormire sul letto si dormiva sotto il letto. L'acqua asciugava e l'aria bagnava così che ci si lavava con l'aria e ci si asciugava con l'acqua. I grassi erano magri e i magri erano grassi così che i magri non dovevano mangiare e i grassi dovevano mangiare molto. A Contrariolandia le storie non finivano mai e iniziavano sempre. Per finire questa storia allora dobbiamo immaginare di partire da questo strano paese, perché lì la realtà è solo fantasia e noi dobbiamo partir di là e rientrar nella realtà.
e che sia una domenica al massimo...accoccolati tra le braccia di chi amate......sdraiati sul divano  o con degli amici che vi facciano stare bene......con i figli o con i parenti......una domenica desiderata........una domenica per ritrovare voi stessi o persone che non vedevate da tempo........
insomma che sia una domenica in compagnia....(si ma perche mi sento tanto pippo baudo adesso??????^^^)
ps aderite e/o spargete la voce :)

arieteazzurro || 06:01 || domenica, 06 maggio 2007
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tradizioni che ritornano

buon giorno famiglia :)

                                            buon giorno naviganti spersi.........

ogni tanto mi ricordo di preparare la colazione per tutti e di raccontarvi una favoletta davanti al camino scoppiettante :P

ma prima....una piccola anticipazione :

STIAMO LAVORANDO.....O MEGLIO QUALCUNO DI FAMIGLIA STA LAVORANDO PER VOI :)

A BREVE CI SARà UNA SIMPATICA SORPRESA .......

e non dico altro per adesso prrrrrrrr :D

su su adesso tutti a fare colazione

oggi per la gioia di tanti di noi.....COLAZIONE A BASE DI NUTELLA :)

nutella MIAAAAA

 

 

 

 

 

 

 

 

PRONTI CON I CUCCHIAI????? :D

la favoletta di oggi è

SORELLE NELL'INFINITO

Nella notte dei tempi, nell’oscurità più assoluta, in una dimensione che per noi può essere solo immaginaria, la Natura, ormai al nono mese di gravidanza, mise alla luce due bellissime sorelline.
Nei primi anni di vita le due bambine crebbero alla calda luce della madre. I giorni dell’infanzia, in una dimensione di sogno, edificarono l’anima delle due gemelle, che esplorarono l’universo e andarono oltre, scoprendo la fine dell’infinito, il luogo in cui ci sono tutte le risposte, anche alle domande che non ne hanno una.
Le due sorelle erano un medesimo ma diverso spirito. Era come se tutto quello che è buono si mescolasse perfettamente con quello che è cattivo, paradossalmente eliminando il senso di questa differenza. Non due facce della stessa medaglia, ma le facce della medaglia perfettamente mischiate l’una all’altra.
La loro magia, consisteva nel sentirsi due esseri ma allo stesso tempo uno solo.
Il loro amore reciproco non aveva paragoni, non c’erano confini alle loro emozioni perché erano infinite.
Erano convinte che niente le avrebbe mai separate e avevano la sensazione che anche se qualcosa le avesse divise, la loro unione non si sarebbe mai nettamente spezzata.
I millenni si susseguivano senza sosta, dominati dall’eterno, perché quella è la parola giusta per qualcosa che non ha fine.
Un giorno la natura si annoiò, chiamò le due figlie, alle quali non aveva ancora dato un nome e diede loro un incarico:
“Figlie mie, l’universo per noi non ha segreti e quello che si conosce troppo bene finisce per annoiare. Voi due leggete una nella mente dell’altra e io nella vostra e so che vi amate totalmente. Separarvi è un dolore, però nel mio progetto è necessario! E’ per questo che io, regina di questo regno assoluto, ho così deciso:
“tu” –rivolgendosi alla prima figlia –“farai nascere esseri che chiamerò piante, animali e esseri umani, li condurrai nel loro cammino, insegnerai loro cose, emozioni, se vorranno ascoltarti. Li vedrai crescere ma, bada bene, non li dominerai mai, dovrai accontentarti di proporre loro una serie di strade da seguire e di lasciare il libero arbitrio finale. Li vedrai cambiare aspetto sempre più fino al giorno in cui li accompagnerai da tua sorella. Ti chiamerai Vita!”
“Tu” –rivolgendosi all’altra figlia –“li prenderai per mano, quando tua sorella li porterà a te, li condurrai in un nuovo viaggio, in cui svelerai loro tante cose che avrebbero voluto capire ma non erano mai riusciti, li riscalderai durante il tragitto, calmerai i turbamenti provocati dai cambiamenti e li consegnerai infine nelle mani di tua sorella di nuovo. Tu ti chiamerai Morte!”.
Da quel momento diventarono “due volti dello stesso corpo”, ma mentre una venne vista con simpatia e quasi tutti le vollero sempre bene, l’altra accompagnando un viaggio più oscuro, venne vista con odio e con disprezzo…..e pensare che, se guardi bene, le vedi mano nella mano che volano nell’infinito.

Buon mercoledì a tutti :D

arieteazzurro || 06:24 || mercoledì, 28 febbraio 2007
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ma ve li ricordate?

Nella categoria : ricordi, televisione, tradizioni - Permalink

siete in là con gli anni?siete della generazione anni 60-70?

se per voi gli anni 80 sono un sospiro della memoria....questo è il sito che fa per voi :

http://www.spot80.it/

e se ricordate con un sorriso le pubblicità di quegli anni....in quel sito ci sono un sacco di piccoli video capolavori pubblicitari in ordine alfabetico....QUI

 

ps link spudoratamente rubacchiati sul blog

http://andreafabiofacchini.splinder.com/

arieteazzurro || 07:37 || sabato, 17 febbraio 2007
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IL BUON GIORNO DELLA FAMIGLIA

Buon giorno famiglia,buon giorno naviganti spersi :) come avete dormito? pronti per un fine settimana alla grande?c è chi lavorerà....c è chi fa una gita fuori porta...c è chi va a trovare amici...e chi invece rimane a casa....c è chi soffre e chi invece ha tanti motici per essere felice....ma comunque sia speriamo sia un finde settimana ALLA GRANDE per tutti :)

dai dai dai dai dai ...ora di colazione :) cappuccio e croissant per tutti :)

colazione al bar dell ariete

 

 

 

 

 

la colazione in giardino

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FAVOLA DI OGGI è

COLOMBA

 

C'era una volta, ad otto miglia da Napoli verso gli Astroni, una macchia di fichi e di pioppi, sul quale s'infrangevano i raggi del sole, non potendolo attraversare.
Lì si trovava una casetta mezza abbattuta, abitata da una vecchia che era tanto sguarnita di denti quando carica d'anni, tanto piena di gobba quando vuota di fortuna, aveva cento rughe in faccia ma senza una piega le tasche, la testa tutta argentata ma neanche una monetina d'argento per ricrearsi lo spirito, al punto che faceva il giro dei fienili dei dintorni per sostentarsi con qualche elemosina.
Ma poiché attualmente si dà con più facilità una borsa d'oro ad una spia ladrona che non qualche monetina ad un povero disagiato, la vecchia durante tutta la trebbia mise insieme a malapena un piatto di fagioli, mentre tutte le case del paese, in quel periodo d'abbondanza, ne mantenevano a quintali. Ma come si suol dire, " a paiolo vecchio bozzo o buco ", " a cavallo magro Dio manda le mosche " e " ad albero caduto l'accetta ", di modo che la vecchia, puliti i fagioli e versati in una pentola, li mise sul davanzale e se ne uscì a fare un po' di legna nel bosco per cuocerseli.
Ma intanto che era fuori passò di fronte alla casa Nardo Aniello, il figlio del re, che stava cacciando. Costui, intravedendo la pentola sulla finestra, gli venne l'estro di fare una sbruffonata, scommettendo con i suoi servitori su chi, mirando meglio degli altri, avesse centrato la pentola con un sasso, iniziarono così a bersagliare quella povera pentola, e dopo tre o quattro sassate il principe, colpendola nel centro, la mandò in pezzi. La vecchia tornò quando se n'erano già partiti, e trovando l'amara tragedia, cominciò a fare cose maledette gridando:
- Si stropicci pure le mani e ne vada altezzoso quel caprone di Foggia che ha cozzato contro la mia pentola, il figlio di strega che ha rotto la fossa delle sue carni, il mascalzone zoticone che ha seminato fuori stagione i miei fagioli! E se pure se non altro avere rispetto per i suoi interessi e non buttare in terra le insegne della sua casata, né mettersi sotto i piedi le cose che vanno sopra la testa! Ma vai pure, che io prego il cielo a ginocchia scoperte e con le viscere del cuore che lo faccia innamorare della figlia di un'orca che lo faccia ribollire e cuocere quando basta, e poi le buschi dalla suocera in modo che si veda vivo e si pianga morto: di modo che, trovandosi impastoiato e dalle magnificenze della figlia e dalle stregonerie della madre, non riesca mai a filar via, ma resti anche se crepa per le torture di quella brutta megera, che dovrà ordinargli i servizi a bacchetta, e fargli vedere il pane a distanza, in modo che dovrà per quattro volte rammentare con rammarico i fagioli che mi ha gettato in terra.
Le condanne della vecchia misero le ali e salirono subito in cielo, tanto che, per quanto si usi dire: " bestemmie di femmina nel sedere te le semina ", o " al cavallo bestemmiato risplende il pelo ", stavolta fecero sbattere il naso al principe che fu lì per lasciarci la pelle, non erano difatti ancora trascorse due ore, che il principe, ritrovandosi nel bosco senza seguito, incontrò una bellissima giovane che andava raccattando chiocciole, e per giocare diceva:
- Esci, esci corna che mammata ti scorna. Ti scorna sopra la terrazza e fa il figlio maschio.
Il principe, vedendosi dinanzi quello scrigno pieno dei più grandi tesori della natura, quel banco dei più ricchi depositi del cielo, quell'arsenale delle più poderose forze d'amore, non capiva cosa gli stesse accadendo, perché i raggi degli occhi di lei, passando quel volto di cristallo tondo, cogliendo l'esca del cuore suo lo avevano acceso tutto come una fornace nella quale si preparano i mattoni dei progetti per costruire la casa delle speranze.
Filadoro, poiché questo era il nome della ragazza, non perse tempo: essendo di fatto il principe un bel Marcantonio, subito le trafisse da parte a parte il cuore; così che l'un l'altro si chiedevano compassione con gli occhi, e mentre le loro lingue si erano bloccate, gli sguardi erano delle trombe da banditore che diffondevano il segreto dell'anima. Dopo di che restarono per un bel pezzo entrambi con la gola intasata senza riuscire a pronunciare parola, infine il principe tolto, il tappo, il condotto della voce riuscì a proferirle:
- Da quale prato è fiorito questo fiore di bellezza? Da quale cielo è piovuta questa rugiada di piacevolezza? Da quale miniera è stato asportato questo tesoro di beltà? O selve felici, oh boschi fortunati, abitati come siete da questo tesoro, pieni di luce da questa luminaria delle feste d'Amore! Oh boschi, oh selve, dove non si recidono manici per le scope, aste per le forche, né coperchi per i vasi da notte, ma solo porte per il tempio della bellezza, travi per la casa dell'amore!
- Andateci piano cavaliere mio - diede risposta Filadoro - esagerata grazia la vostra perché è alle vostre virtù più che alle mie qualità che devo l'epitaffio di elogio che mi avete fatto, sono una donna che sa valutarsi quantitativamente, e non voglio che qualcun altro mi faccia da regalo. Ma per quella che sono, bella o brutta, nera o bianca, magra o grassa, canterina o scorreggiona, scorfana o fata, bambola o salame, sono tutta ai vostri comandi, perché questo bel taglio d'uomo mi ha fatto a fette il cuore, questa bella faccia di conte mi ha trapassato da parte a parte, e io mi do a te come una schiavetta in catene da ora e per sempre.
Non furono parole queste per il principe, ma squilli di tromba che chiamavano il " tutti a tavola " dei godimenti amorosi, o meglio che lo svegliarono con i tutti a cavallo della pugna d'amore, vedendosi così offerto che gli aveva attaccato il cuore. Filadoro, a questa cerimonia da principe, fece una faccia da marchesa, anzi, fece una faccia da tavolozza di pittore, nella quale si vedeva un misto del rosso del turbamento, della rossa ciliegia della paura, il verderame della speranza e il rosso fuoco della bramosia.
Ma Nardo Aniello avrebbe voluto proseguire, quando gli si seccò la parola, poiché in quest'infelice vita umana non c'è vino dell'appagamento senza la feccia del ribrezzo, non c'è brodo grasso della soddisfazione senza schiuma di sventura: mentre, difatti, si trovava sul più bello, ecco che arriva d'improvviso la madre di Filadoro, la quale era un'orca così brutta che la natura doveva averla fatta com'esemplare dei mostri. Aveva i capelli come una scopa di rami secchi, ma non per pulire la casa da fuliggine e tele di ragno, ma per oscurare e affumicare i cuori; la fronte era di pietra genovese, per aguzzare il coltello della paura e lacerare i petti, gli occhi erano comete che predicevano tremiti di gambe, punture di cuori, tremori di spirito, coliche dell'anima e dissenterie di corpo, in quando aveva il terrore sulla faccia, il terrore nello sguardo, lo schianto nei passi, la diarrea nelle parole, la sua bocca era zannuta come quella di un porco, grande come quella di un mostro, storta come quella di chi ha una convulsione, piena di bava come quella di un mulo, in conclusione da capo a piedi essa era una disgrazia di deformità, un ricovero di storpi, tanto che doveva avere una storia di Marco e Fiorella cucita sulla gamba per non morire a quella vista.
L'orca, agguantato Nardo Aniello per la casacca, proferì:
- Alatola! Uccello, uccello, manette di ferro!
- Siete osservatore! - controbatté il principe - Indietro canaglia! - e fece per appoggiare mano alla spada che era di buona lama.

Però restò come una pecora che ha visto il lupo, che non può spostarsi né fiatare, fu così che fu trascinato nella casa dell'orca come un asino per la cavezza. Appena vi fu arrivato l'orca e l'avvisò:
- Cerca di lavorare come un cane se non vuoi cessare di vivere come un porco. E tanto per iniziare fai n modo che entro oggi sia zappato e seminato questo moggio d'appezzamento, spianato come questa camera e fai tutto come si deve che se torno questa sera e non trovo finito il lavoro, t'inghiotto!
Quindi, dopo aver ordinato alla figlia di sorvegliare la casa, se n'andò a far due pettegolezzi con le altre orche del bosco. Nardo Aniello guardandosi ridotto in quelle condizioni prese ad inondarsi il petto di lacrime, proferendo la sua fortuna che lo aveva trascinato in quel vicolo cieco. Filadoro, sì suo, lo confortava, dicendogli di stare di buon animo, giacché essa avrebbe dato il suo sangue per aiutarlo, e che non aveva l'obbligo chiamare il destino maligno se lo aveva portato in quella casa dove era così appassionatamente amato da lei, mostrando di non ricambiare il suo amore poiché era così sconfortato per quando era avvenuto.
Il principe le contestò:
- Non mi dispace tanto di essere calato dalla condizione da cavallo a quella d'asino, né di aver cambiato il palazzo reale con questa baracca, i banchetti apparecchiati con un tozzo di pane, il corteggio della servitù con il servire a cottimo, lo scettro con una zuppa, la facoltà di spargere terrore gli eserciti con vedermi atterrito da una brutta puzzolente, dato che considero positivamente delle fortune tutte le mie disgrazie se tu sei presente e posso osservarti con meraviglia con questi occhi. Ciò che invece mi ferisce il cuore è che ho l'obbligo zappare e sputarmi cento volte sulle mani quando prima disprezzavo di sputarmi una piaga, e, quod peius, che devo lavorare tanto quando non otterrebbero in un'intera giornata un paio di buoi. E se non termino stasera sarò mangiato da tua madre, e io non tanto patisco per il fatto di distaccarmi da questo mio corpo sfortunato, quanto all'idea d'allontanarmi dalla tua bella persona.
Così pronunciando versava lacrime a fiumi e singhiozzi a secchi. Tuttavia Filadoro, prosciugandogli gli occhi gli affermò:
- Non prestare fede, vita mia di dover lavorare altro podere che non sia l'orto dell'amore, né temere che mia madre ti torca un solo capello. Hai dalla tua Filadoro non essere in dubbio poiché, se non lo sai, io sono fatata e posso pietrificare l'acqua e rendere oscuro il sole, basta e sufficit! Perciò, stammi felice poiché stasera ritroverà zappato e seminato il terreno senza che tu ci dia un colpo.
Ascoltando ciò Nardo Aniello disse:
- Se tu sei una fata come affermi, oh bellezza del mondo, perché non ce n'andiamo da questo paese? Voglio, difatti, averti come regina nella casa di mio padre.
Filadoro rispose:
- Una certa unione di stelle fa opposizione questa riuscita, ma tra poco quest'influsso passerà e saremo felici.
Tra questi e mille altri dolci dimostrazioni trascorse la giornata, fino a quando, tornata l'orca da fuori, chiamò la figlia dalla strada, dicendo: - Filadoro, scendi i capelli.
Giacché essendo la casa priva di scale, saliva sempre sostenendosi alle trecce della figlia. Filadoro, percepiva la voce della madre, slegando i capelli li calò giù come una scala d'oro per un cuore di ferro, non appena salì la madre corse nell'orto e ritrovandolo ben curato rimase meravigliata, poiché le sembrava improbabile che un giovane così delicato avesse fatto quella lavoro da cane. La mattina successiva, ancora il sole non si era del tutto asciutto dall'umido del fiume indiano dal quale era riemerso, che la vecchia se ne uscì di nuovo, lasciando detto a Nardo Aniello che le facesse trovare la sera stessa sei misure di legna spezzati in quattro parti per ogni pezzo, che si trovava dentro uno stanzone, diversamente l'avrebbe affettato come un pezzo di lardo facendone stufato per cena.
Il principe sfortunato, dopo aver ascoltato quest'intimazione per decreto, stava per morire tra i dolori acuti se non che Filadoro, guardandolo pallido come un morto, gli dichiarò:
- Che pauroso! Povero te, avresti terrore anche della tua ombra!
- Ti pare una cosa da niente - replicò Nardo Aniello - dividere entro questa sera sei misure di legna, ogni pezzo in quattro parti? Ahimè, sarò prima spaccato io a metà per riempire la gola di quella vecchia malaugurata!
- Non essere in dubbio - rispose Filadoro - che senza qualcuna fatica la legna sarà ben spaccata, ma nel frattempo stai di buon umore e non mi spaccare l'anima con i tuoi lagni.
Ma non appena il sole chiuse la bottega dei suoi raggi per non percepire la luce alle ombre, ecco ritornare la vecchia che, fatta mandare giù la solita scala, se ne salì e, trovando la legna spaccata, incominciò a sospettare che la figlia desiderasse darle scacco matto. Il terzo giorno, come terza prova, gli dichiarò che doveva vuotare una cisterna di mille botti d'acqua, poiché voleva riempirla nuovamente, prima di sera, altrimenti n'avrebbe fatto salsa piccante e carne secca. Uscita la vecchia, Nardo Aniello cominciò nuovamente col suo lamento, Filadoro, osservando che soffriva sempre più spesso e che la vecchia con fare brutale proseguiva a caricare il pover'uomo di guai gli proferì:
- Taci, perché passata è ormai quella combinazione del cielo che m'impediva di mettermela in pratica mia arte, e oggi prima che il sole dica mi commiato, noi diremo a questa casa stammi bene. Basta, questa sera mia madre ritroverà il paese deserto, e io desidero venirmene con te, viva o morta.
Il principe, che era poco più che morto, ascoltando questa novità, si riprese e abbracciando Filadoro le disse:
- Tu sei il vento di settentrione di questa barca sofferente, anima mia! Tu sei il pungolo delle mie speranze!
Ora, quasi giunta la sera, Filadoro fece una buca una buca sottoterra che attraverso l'orto si univa ad un gran condotto, e così i due fuggirono, dirigendosi verso Napoli. Ma non appena arrivarono alla grotta di Pozzuoli, Nardo Aniello disse a Filadoro:
- Bene mio, non è dignitoso introdurti nel mio palazzo a piedi e vestita così. Dunque aspetta in quest'osteria, torno subito a prenderti con i cavalli, carrozze, seguito, vestiti e altri accessori.
Così, intanto che Filadoro restava là, egli s'avviò verso la città. Nel frattempo tornata l'orca da fuori, e non rispondendo Filadoro alla solita chiamata, allarmata corse nel bosco, tagliò una grand'asta, l'appoggiò alla finestra della casa e arrampicatasi come una gatta, s'introdusse in casa.
Cercando dentro e fuori, sopra e sotto e non trovando nessuno, s'accorse della fossa, guardando attentamente che andava a sbucare in una piazza, si strappò con impeto i capelli, maledicendo la figlia e il principe e implorando il cielo che al primo bacio che il suo innamorato ricevesse da chiunque, si dimenticasse di lei. Lasciamo la vecchia pronunciare i suoi paternostri selvaggi e ritorniamo al principe che, arrivato a palazzo, dove tutti lo credevano morto, mise la casa sottosopra, tutti difatti, gli correvano incontro e gli dichiaravano:
- Era ora! Bentornato! Sei sano e salvo! Come sei bello! - e mille altre parole amorevoli.
Ma mentre saliva di sopra, a mezza scala s'imbatté con la madre che lo abbracciò e lo baciò dichiarandogli:
- Figlio mio, mio tesoro, pupilla dei miei occhi, dove sei stato? E come mai hai ritardato tanto, tenendoci tutti preoccupati?
Il principe non sapeva cosa replicare, avrebbe voluto descrivere le sue vicende sfortunate, ma non appena la mamma lo aveva baciato con le sue labbra di papavero, per il malaugurio dell'orca aveva perso il ricordo tutto quello che gli era successo. Nel momento in cui la regina gli annunciò che per levargli quell'abitudine di andare a caccia e di sciupare la vita nei boschi, gli avrebbe dato moglie.
- Ben giunga - disse il principe - eccomi pronto e disposto a fare tutto ciò che la mamma, mia signora desidera.
- Così fanno i figli benedetti - confermò la regina.

Dunque si misero d'accordo che entro quattro giorni avrebbero portato la sposa in casa, una signora dall'alta aristocrazia che dalle Fiandre era giunta per caso in quella città. Organizzarono dunque una gran festa e i banchetti, ma nel frattempo Filadoro, vedendo che il marito tardava troppo e ronzandole non so come all'orecchio la voce di questa festa che si andava diffondendo dappertutto, osservato il garzone dall'oste che essendo sera, se n'era andato a letto, decise di asportargli i vestiti dal capo del letto, lasciati i suoi abiti, camuffata da uomo se n'andò alla corte del re dove i cuochi tanto erano impegnati e avevano bisogno d'aiuto che la presero come aiutante.
Arrivata la mattina dell'appuntamento, quando il sole sul banco del cielo mostra i privilegi sigillati di luce messi d'accordo dalla natura, e vende i segreti che rendono chiaro la vista, giunse la sposa a suono di cennamelle e di trombette. I tavoli erano apparecchiati e tutti si misero a sedere, lo scalco tagliò un grosso timballo all'inglese che Filadoro aveva preparato con le sue mani e ne fece uscire una colomba così bella che i commensali, dimenticarono di mangiare, restarono meravigliati a guardare con ammirazione la bellezza.
Ma la colomba, con voce misericordiosa, si rivolse al principe e disse:
- Hai mangiato forse cervello di gatta. Oh principe, perdendoti il ricordo dell'affetto di Filadoro? La tua memoria ha cancellato i favori che ti ha reso, oh sconoscente? Così contraccambi i benefici che ti ha procurato, oh irriconoscente? L'averti liberato dagli artigli dell'orca, l'averti offerto la vita e se stessa? È questo il gran pagamento che dai a quella disgraziata giovane per l'amore profondo che t' ha manifestato? Dì che si levi e se ne vada via, dì che spolpi l'osso prima che arrivi l'arrosto! Oh sventurata quella compagna che troppo s'ingravida con le parole degli uomini, che sempre portano con le parole l'ingratitudine, coi favori la sconoscenza, coi debiti la mancanza di memoria!
Ecco, l'infelice credeva di fare la pizza nella buona bocca e ora le tocca giocare a taglia casatiello, credeva di fare con te " addosso addosso " E ora tu fai " tana tana "! Pensava di poter spezzare un bicchiere con te e invece ha rotto il vaso da notte! Va, non ti angosciare, faccia da negadebirti, che ti colgano per diritto le bestemmie di tutto cuore che quella sciagurata ti fa giungere! Ti accorgerai di quel che costa imbrogliare una fanciulla, deludere una povera innocente facendole questo bel trucco mucco, portandola folio a tergo intanto che ella ti portava intus vero, collocandola sotto la coda mentre lei ti metteva sopra la testa, e mentre lei ti faceva da domestica, tenerla dove si fanno i clisteri! Ma se il cielo non si è messo la benda sugli occhi, se gli dei non si sono schiaffati il turacciolo nelle orecchie, guarderanno il torto che le hai fatto e, quando meno te lo aspetti, giungeranno la vigilia e la festa, il lampo e il tuono, la febbre e la dissenteria! Basta, pensa a mangiar bene, placa le tue voglie, spassatela con la sposa novella, la povera Filadoro, filando sottile, romperà il filo della sua vita e ti lascerà campo aperto per rallegrarti la nuova moglie.
Pronunciate queste parole se ne volò fuori dalle finestre e il vento la trascinò distante. Il principe, udita questo sfogo violento colombesca, restò confuso a lungo. Finalmente chiese di dove giungesse il pasticcio, quando venne a conoscenza dallo scalco che l'aveva preparato uno sguattero di cucina assunto per l'occasione, volle che questi gli comparisse davanti.
Ma Filadoro si buttò ai piedi di Nardo Aniello, sciogliendosi in una colata di pianto, non faceva che affermare:
- Cosa ti ho fatto, cagnaccio? Che ti ho fatto?
Il principe, in virtù della magnificenza dell'incantesimo di lei, si rammentò degli obblighi presi nel tribunale dell'amore, così che facendola subito alzare e sedere di fianco a lui, narrò alla madre il grande legame che lo legava a quella bella giovane, e quando essa avesse fatto per lui, e la parola datale, che andava conseguentemente mantenuta.
La madre, non possedendo altro bene che questo figlio, affermò:
- Fai quello che credi, purché sia salvo l'onore e il gusto di questa signorinella che hai preso in sposa.
- Non vi angosciate per me - rispose la sposa - giacché io, per dire le cose come stanno, sarei rimasta forzatamente in questo paese. Ma dal momento che il cielo me l' ha mandata buona, con il vostro concesso, me ne ritornerei alla volta della Fiandra mia, per ritrovare gli avi dei boccali in uso a Napoli, dove, considerando di accendere una lampada, s'era quasi spenta la lanterna della mia vita.
Il principe con immensa gioia le offrì vascello e compagnia, quindi, fatta vestire Filadoro da principessa e levate le tavole, fece venire i buttafuochi e s'iniziò il ballo che durò fino a sera.
Quando poi, essendo la terra vestita a lutto per l'estremo saluto del sole, furono accese le torce, per le scale si udì un gran rumore di campanelli, in seguito al quale il principe disse alla madre:
- Sarà qualche bella pagliacciata per onorare questa festa. I cavalieri napoletani sono molto ossequiosi e quando è necessario non badano a spese.
Nel tempo in cui dicevano queste cose, apparve in mezzo alla sala una maschera orribile che non era più alta che tre spanne, ma era larga più di una botte. Arrivata davanti al principe proferì:
- Vieni a conoscenza, Nardo Aniello, che i tuoi scherzi, le tue mascalzonate, ti hanno condotto a tutte le avversità che hai passato. Io sono l'ombra di quella vecchia cui hai rotto il tegame e che per la fame sono morta denutrita. Ti ho lanciato la maledizione d'incappare nei tormenti di un'orca e le mie preghiere sono state ascoltate. Ma grazie al potere di questa bella fata sei riuscito a sfuggire quei guai. Subisti un'altra maledizione dall'orca, che al primo bacio che ti fosse dato ti perdessi il ricordo di Filadoro. Tua madre ti ha baciato e lei è uscita dalla tua ragione, ma grazie alle sue arti ora te la ritrovi di fianco. Torno attualmente a scomunicarti, per richiamarti alla memoria il danneggiamento che mi hai fatto ti possa trovare sempre di fronte i fagioli che mi hai scaraventato in terra, e si rendi effettivo il proverbio " a chi semina fagioli, gli nascono corna".
Detto ciò, si liquefece come argento vivo, dal momento che non se ne vide il fumo.
La fata, che adocchiò il principe diventare pallido a queste parole, lo rinfrancò affermandogli:
- Non avere timore, marito mio, ascolta e dimentica: " se è una fattura, non sia considerata, io ti porto fuori del fuoco!".
Infine, detto ciò e terminata la festa, andarono a letto, e il principe per rafforzare l'impegno della nuova fedeltà promessa, fece sottoscrivere i due testimoni. Le tribolazioni passate fecero più gradevoli i piaceri presenti, e fu chiaro nel crogiolo degli avvenimenti del mondo che:

chi mette il piede in fallo e non cade, procede nel cammino.

 

BUON FINE SETTIMANA A TUTTI :)

arieteazzurro || 09:08 || sabato, 10 febbraio 2007
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IL BUON GIORNO DELLA FAMIGLIA

Buon giorno famiglia,buon giorno naviganti spersi del vasto mare di martiniana memoria.....dormito bene?dai sediamoci sui cuscini davanti al fuoco scoppiettante e caldo a fare colazione e ad ascoltare la fiaba di oggi

 colazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

gallette

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le gallette sono di ladypink eh?non ve le rubate :)

la colazione in giardino

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FAVOLETTA DI OGGI è:

LA FIGLIA DEL SOLE

 

 

 

Un re e una regina, dopo averlo tanto atteso, stavano per avere un bambino.
Il re chiamò gli astrologhi per sapere se sarebbe stato maschio o femmina e quale destino avrebbe avuto. Gli astrologhi guardarono il cielo e dissero che sarebbe nata una bimba, e che a venti anni avrebbe fatto innamorare il sole e avrebbe avuto da lui una figlia.
Il re e la regina ci rimasero male di questo marito che sarebbe stato sempre in cielo, e fecero costruire una torre con finestre tanto alte che il sole non potesse entrare fino in fondo e vi rinchiusero la bambina con la balia.
La balia aveva una figlia della stessa età di quella del re, le due bambine crebbero insieme nella torre.
Avevano quasi venti anni quando, parlando di ciò che poteva esserci fuori, nel mondo, ebbero il desiderio di affacciarsi alla finestra. Fecero una catasta di sedie, salirono fino alla finestra e guardarono fuori. Il sole vide la figlia del re, se ne innamorò e le mandò un raggio, e da quel momento la ragazza attese una figlia dal sole.
Quando la bambina nacque la balia, che temeva la collera del re, l'avvolse ben bene con fasce d'oro da regina e l'abbandonò in un campo di fave.
Di lì a poco la figlia del re compì vent'anni e il padre la fece uscire dalla torre pensando che il pericolo fosse passato e non poteva immaginare che in quel momento la figlia di sua figlia e del sole stava piangendo in un campo di fave.
Da quel campo passò un altro re che andava a caccia, sentì i vagiti e si impietosì di quella bella e piccola creatura abbandonata. La prese con sé e la portò al suo castello dove la fece crescere con suo figlio, un po’ più grande di lei, ma di poco.
I due , divenuti grandi, si innamorarono e il figlio del re voleva sposare la ragazza, ma il padre, che era contrario a questo matrimonio, con una trovatella, la confinò in una casa solitaria senza sapere che essa era in grado di fare cose meravigliose, e cercò per il figlio una sposa di sangue reale.
Si prepararono le nozze, e furono mandati degli ambasciatori a portare confetti a tutti, anche alla figlia del sole.
Gli ambasciatori bussarono, la figlia del sole aprì la porta, ma era senza testa:
- Oh! Scusate- disse - Mi pettinavo e ho dimenticato la testa sulla toeletta, vado a prenderla.
Tornò con la testa sul collo e sorrise:
- Cosa vi dò per regalo di nozze?-.
Portò gli ambasciatori in cucina e disse:- Forno, apriti; legna, va' nel forno; fuoco, accenditi; forno, quando sei caldo chiamami -.
Gli ambasciatori, con i capelli dritti sulla testa, rimasero senza parole.
Quando il forno gridò:- Sora padrona, sono caldo!-
la figlia del sole vi si gettò con tutto il corpo, vi si rivoltò dentro e quando ne uscì aveva in mano un bel pasticcio dorato, che mandò al re come regalo di nozze.
Quando gli ambasciatori tornarono al palazzo e raccontarono quello che era successo, la sposa, ingelosita, disse che anche lei avrebbe saputo fare la stessa cosa e, messa subito alla prova dal figlio del re, fu costretta a saltare dentro un forno rovente e in un attimo era già morta bruciata.
Dopo un po' di tempo, il figlio del re si lasciò convincere a prendere un'altra moglie e il giorno delle nozze gli ambasciatori tornarono dalla figlia del sole a portarle i confetti; bussarono e la figlia del sole usci fuori passando attraverso il muro.
Come aveva fatto la prima volta, volle preparare un dono di nozze; ordinò al forno di accendersi e all'olio di andare nella padella. Quando l'olio fu caldo e la chiamò, la figlia del sole vi tuffo le dentro le dita che si trasformarono in dieci bei pesci fritti che mandò al re.
Gli ambasciatori tornarono al palazzo e raccontarono quello che avevano veduto, e la sposa, ingelosita, disse che anche lei era in grado di fare la stessa cosa.
Il principe la prese in parola, fece preparare una padella d'olio bollente, la poveretta ci tuffò le dita e si scottò così forte che le venne male e morì.
Trovarono una terza sposa per il principe e gli ambasciatori tornarono dalla figlia del sole a darle i confetti e la trovarono in aria che scivolava lungo una tela di ragno.
Anche questa volta volle preparare un dono di nozze: si tagliò un orecchio e ne uscì una trina così bella che, quando la portarono a corte, tutti vollero sapere da dove fosse uscita.
Quando la sposa ebbe ascoltato il racconto degli ambasciatori scioccamente si vantò di aver guarnito tutti i suoi abiti con una trina che aveva fatto allo stesso modo e quando il principe le dette un coltello dicendole:
- Prova un po'!-
La scriteriata si taglò un orecchio e ne uscì tanto sangue che morì.
Il principe, che era sempre più innamorato della figlia del sole, si ammalò di malinconia e nessuno riusciva a guarirlo.
Chiamarono infine una vecchia maga che disse che sarebbe guarito solo se avesse mangiato una pappa fatta di un orzo che in un'ora fosse seminato, nascesse, fosse raccolto e cucinato.
Il re era disperato, ma, ricordandosi di quella ragazza che faceva cose tanto meravigliose, la mandò a chiamare.
La ragazza andò a corte, preparò la pappa e lei stessa volle darla al principe che stava a letto con gli occhi chiusi.
La pappa era così cattiva che il figlio del re la sputò e un po' fini in un occhio della ragazza.
La figlia del sole si adirò e cominciò a dire:- Come osi sputare in un occhio a me, figlia del sole, nipote di re?
Il re che era vicino le chiese se veramente fosse nipote di re e alla sua risposta affermativa acconsentì alle nozze.
Il principe guari, sposò la figlia del sole che da quel giorno non fece più cose strane.

VI AUGURO UNO SPLENDIDO VENERDì E UN MERAVIGLIOSO FINE SETTIMANA
arieteazzurro || 03:37 || venerdì, 09 febbraio 2007
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